I GIOCHI PSICOLOGICI

By dicembre 10, 2019Psicologia
Giulia Petracca

I GIOCHI PSICOLOGICI

“Pensiamo di relazionarci con gli altri … ma in realtà stiamo giocando” (E. Berne)

“Mattia e Giorgia convivono da diverso tempo. Giorgia ha notato che quando litigano quello che accade, al di là del motivo scatenante che a volte non ricorda nemmeno, è un qualcosa che si ripete. Ogni volta che accade la scena è più o meno questa:
Mattia chiede aiuto a Giorgia lamentandosi che da solo non ci riesce. Giorgia gli offre il suo aiuto proponendo diverse soluzioni al problema che puntualmente Mattia rifiuta adducendo motivazioni del perchè la soluzione non vada bene. Dopo varie soluzioni bocciate, Mattia a un certo punto si arrabbia dicendo a Giorgia di non preoccuparsi, che come sempre farà da solo. Dopo un momento in cui Giorgia non capisce cosa stia succedendo, si sente impotente e sperimenta dispiacere, anche Mattia si sente solo e che nessuno lo capisce.”
In questo esempio Mattia e Giorgia stanno facendo quello che in psicologia, secondo il modello dell’analisi transazionale si chiama gioco psicologico. A differenza dei giochi, a cui abitualmente pensiamo, non ha nulla di piacevole.
Berne, fondatore dell’analisi transazionale ha definito il gioco : “Il gioco psicologico è una serie di transazioni ulteriori ripetitive a cui fa seguito un colpo di scena con uno scambio di ruoli, un senso di confusione accompagnato da uno stato d’animo spiacevole come tornaconto finale, in termini di rinforzo, di convinzioni negative su di sé, sugli altri, sul mondo”. I giochi sono quindi interazioni tra due o più persone in cui le persone coinvolte al termine dell’interazione stessa sperimentano un’emozione negativa, ma nonostante questo continuano a mettere in atto. Ognuno ha dei giochi preferiti che mette in atto anche con persone diverse per confermarsi un’idea di sé.
Con il gioco c’è uno scambio di carezze, di riconoscimenti negativi che nella vita si preferiscono in assenza di carezze, secondo il principio che è meglio una carezza negativa che nessuna carezza. E’ un tipo di relazione in cui si sperimenta uno stato d’animo spiacevole e si ha la sensazione che sia uno schema che si ripete anche al cambiare delle persone con cui si interagisce.
Berne dice che i giochi sono un modo per non entrare in intimità, intimità che permetterebbe uno scambio di emozioni e desideri reali e in cui ognuno si prenderebbe la responsabilità di quanto accade nella relazione.  Entrare in intimità può richiedere di entrare in contatto con emozioni di cui si ha paura, spesso a un livello inconsapevole, quindi si preferisce giocare e provare disagio.
Giocare serve quindi a rendere prevedibile la relazione, a mantenere rapporti intensi, a confermarsi l’idea di sé, ad avere un tornaconto.
Berne ha individuato in ogni gioco una sequenza fissa, composta di sei fasi che ha chiamato formula G:
G + A = R —> S —> X —> T
Gancio + Anello = Risposta — Scambio — Confusione — Tornaconto
Il gancio, cioè nell’esempio la richiesta di aiuto di Mattia fa leva su un punto debole, emotivo dell’altra persona, nell’esempio potrebbe essere il bisogno di Giorgia di sentirsi utile che risponderà allo stimolo iniziando una serie di interazioni; Giorgia inizia a fornire soluzioni, finchè a un certo punto ci sarà uno scambio delle parti , Mattia dice che farà da solo, confermandosi magari un’idea che nessuno gli può essere di aiuto, a questo segue un momento di smarrimento e infine il tornaconto per entrambi: Giorgia si conferma che non è di aiuto e Mattia che nessuno lo può aiutare.
Karpman parla di triangolo drammatico, di ruoli che ogni persona assume e che poi ci si scambia e sono:
– Persecutore (posizione up): posizione di chi critica e svaluta le capacità dell’altro di fare quello che è buono per sè; il Persecutore è una persona che sottomette gli altri attraverso la forza, la critica, la violenza, dà regole e mette limiti agli altri, smaschera i punti deboli, e sottolinea le fragilità dell’altro. Nasconde le proprie debolezze e paure con l’aggressività.
– Vittima (posizione down): posizione di chi si svaluta e si lamenta non attivandosi per trovare una soluzione per sé. La Vittima non è una vittima reale, ma tende a vedersi e a comportarsi come una vittima. Non si assume responsabilità, incolpa gli altri per il proprio malessere. La Vittima tende a instillare il senso di colpa nel (presunto) Persecutore, e cerca di far sì che il Salvatore si attivi nel tentativo di aiutarla.
– Salvatore (posizione up): posizione di chi svaluta e svaluta le capacità dell’altro di trovare risposte adeguate per sé; Chi agisce da Salvatore appare protettivo e generoso, ma in realtà ostacola la crescita e l’autonomia dell’altro, si assume le responsabilità dell’altro.
Quando una relazione si muove sui lati del triangolo non è una relazione sana: chi occupa uno dei ruoli del triangolo, infatti, sta cercando (di solito inconsapevolmente) di agganciare e manipolare l’altro; l’altro accetta di essere manipolato e lo manipola a sua volta. Nessuno dei due si comporta in modo autentico. Per modificare una relazione di questo tipo è necessario “uscire dal triangolo”, cioè smettere di ricoprire il ruolo di Salvatore, Persecutore o Vittima.
Quando si gioca ci si muove o dal Genitore (G) o dal Bambino (B), ci si muove fuori dalla consapevolezza dell’Adulto (A).

Come uscire dai giochi? Primo passo è diventare consapevoli, imparare a riconoscere i ganci per non iniziare, o i nostri punti deboli che fanno da anelli per non agganciarci. Solo dopo possiamo pensare ad alternative di risposta attivando l’Adulto (A).

Nell’esempio di Mattia e Giorgia, alternative di risposta potevano essere:
Mattia ad esempio avrebbe potuto dire: ti ringrazio di tutti questi suggerimenti, ora rifletterò e valuterò cosa è meglio che io faccia (evitando la svalutazione di non essere in grado di farcela).
Giorgia invece avrebbe potuto rispondere: sto cercando io di risolvere il problema al tuo posto anche se penso che tu hai le risorse per risolverlo, se vuoi ti posso dare la mia opinione, dei consigli (evitando la svalutazione che l’altro non sia in grado di risolvere il problema).
Importante è capire i bisogni reali che possono voler essere soddisfatti dal gioco per capire come soddisfarli in maniera più chiara e diretta.

Giulia Petracca | Psicologa e Psicoterapeuta

WhatsApp chat